Blitz nella scuderia, rapito il super-cavallo

Pubblicato lunedì 24 maggio 2010 alle ore 17:31

ERA STATO PORTATO DA ASSISI A NAPOLI PER UNA CURA

BLITZ NELLA SCUDERIA, RAPITO IL SUPER-CAVALLO

Iglesias, il campione di trotto allevato da un frate

MILANO - Hanno rapito il cavallo di San Francesco. Coccolato dal 51enne frate francescano Danilo - che, abbandonata la veste di bancario milanese e di frequentatore dell’ippodromo di San Siro, s’innamorò nel 1983 dei cavalli da corsa allevati ad Assisi dall’amico albergatore Sergio Carfagna - il trottatore Iglesias, cinque anni indigeno figlio però dello stallone francese Ganymede e preparato dall’allenatore tedesco Holger Ehlert, è stato rapito mercoledì notte a Cuma, sul litorale napoletano, dove i suoi uomini l’avevano mandato a curare l’infortunato tendine che ne limitava una carriera già notevole, impreziosita da 5 Gran Premi («Marche», «Marangoni», «Città di Firenze», «Città di Padova» e «Città di Torino») valsigli un bottino di 250.000 euro e un record sul miglio a media di 1 minuto 12 secondi e 2 decimi al chilometro. Una crudele stilettata per chi, «da buon figlio del Francesco d’Assisi innamorato del Creato e Patrono riconosciuto della moderna ecologia», poche settimane fa rilanciava la passione per «il cavallo immagine stessa dell’armonia che assomma leggerezza, potenza e libertà», per «gli ippodromi fatti di famiglie che vanno in un luogo pulito a trascorrere una giornata di divertimento all’aria aperta», insomma per quella maggioritaria «ippica sana e genuina che non appare mai in tv» se non per pochi misfatti di doping o corse truccate. O, appunto, per i cavalli rapiti.

Un «genere» inaugurato da Wayne Eden, il trottatore americano sparito a Ferragosto del 1975 a Montecatini dopo aver vinto il locale Gran Premio: 50 milioni di lire (non poco all’epoca) pagarono il suo riscatto dopo 23 giorni. Diversa invece la molla del sequestro a San Siro della purosangue Carnauba, splendida vincitrice delle Oaks con i colori del petroliere americano Nelson Bunker Hunt, nel 1976 salvata appena in tempo dai carabinieri in un macello di Paderno Dugnano. In altre occasioni il sequestro di un cavallo da corsa ha avuto addirittura motivazioni «politiche», come nel 1983 quando in Irlanda i terroristi dell’Ira fecero sparire Shergar, il mai più ritrovato fuoriclasse del principe Karim Aga Khan, impressionante vincitore del Derby inglese di Epsom. Quando il movente non è la gretta vendetta né il riscatto, il rapimento di un atleta equino può servire a far correre di nascosto i «veri» cavalli da corsa contro i ronzini che in alcune Regioni del Sud Italia animano il fiorente circuito delle corse clandestine; e c’è stato anche chi ha pensato di rubare uno stallone senza sapere che la marchiatura con un chip nel collo rende impossibile commercializzare o far correre i figli negli ippodromi veri. Tuttavia in Italia, dopo una lunga pausa rotta solo da vicende minori (Unicorno Trio a Ozzano nel 1998, poi Faba di Jesolo e Grace Kronos nel 2005 a Jesolo, fino a Caesar Hbd fatto ritrovare nel 2005 ad Altedo), gli ultimi anni hanno fatto registrare una sfilza di casi clamorosi. Prima, nell’aprile del 2006, il rapimento a Mariano (Parma) di Lemon Dra, il re degli stalloni italiani di trotto e continuatore del fondamentale razzatore Sharif di Jesolo; poi, nel novembre 2007 a Mirano (Venezia), la sparizione di Equinox Bi, il cavallo-favola (cieco da un occhio, orfano di mamma, fratturatosi a una zampa) capace di battere gli americani a casa loro nella «Breeder’s Crown», e per fortuna ritrovato 40 giorni dopo nelle Marche; e infine, nel giugno 2008, il rapimento a Mordano (Bologna) del francoitaliano Daguet Rapide, trionfatore del Derby romano e mai più ritrovato al pari del meno forte, ma pur sempre valido Forever Runner, sparito a Cesena nell’agosto scorso.


Luigi Ferrarella